Alla luce del cortocircuito che si è verificato al mercato del contadino in Piazza Fontanesi come Distretto di Economia Solidale (DES) si pone una questione: è possibile un altro mercato? Si potrebbe pensare un mercato nel cui regolamento siano rintracciabili e applicati elementi dell’economia solidale? Cosa potrebbe significare? Quale valore aggiunto?

Immaginiamo un mercato del contadino che innanzitutto sia davvero di contadini e piccoli produttori, che difenda il diritto fondamentale al cibo, che sia fondato sul rispetto, la tutela e la valorizzazione di una risorsa non riproducibile come la terra, basato su modelli collaborativi, capace di promuovere processi di democrazia economica e tutelare la sostenibilità sociale ed ecologica, un mercato che riconosca il lavoro, le conoscenze, le competenze e l’abilità che in esso sono prodotte o accolte.

Il DES come insieme di produttori, imprese, cooperative, associazioni, professionisti, gruppi di acquisto solidale, attori quotidiani dell’economia solidale, opera per sostenere l’economia locale e generare un rapporto attivo con il territorio. Innovare i modelli relazionali, intraprendere percorsi condivisi fondati su fiducia, conoscenza, cooperazione e solidarietà, e generare così modelli economici socialmente e naturalmente sostenibili. Promuovendo un consumo critico e consapevole che rende visibili, controllabili, trasparenti, le decisioni e i comportamenti degli operatori economici. Con il coinvolgimento e la corresponsabilità nei processi decisionali di tutti i soggetti economici, e di tutti gli altri portatori di interesse, è possibile riequilibrare le relazioni sociali ed economiche in un’ottica solidale e ridare centralità al lavoro, provare superare la precarietà e generare buona occupazione. Riducendo l’impatto ambientale dei processi produttivi, distributivi e di smaltimento, e promuovendo così una migliore qualità della vita, dell’ambiente e della salute della comunità.

Un nuovo mercato solidale a Reggio Emilia potrebbe significare un mercato a chilometri zero e rifiuti zero, che valorizza l’agricoltura contadina di prossimità, adotta il prezzo trasparente, promuove Sistemi Locali di Garanzia Partecipata (SLGP), opera in una rete di piccola distribuzione solidale, agisce con strumenti di finanza etica e mutualistica, ragiona sul riciclo, la riparazione, il riuso e lo scambio di beni e servizi, integra sistemi di scambio non monetario come il Buono di Uscita Solidale, offre la possibilità di pagare la spesa in termini solidali per chi è più duramente colpito dalla crisi, ma superando la stigmatizzazione del negozio per poveri, implementa per chi ne ha bisogno l’opportunità di sistemi di consegna domiciliare con mezzi a emissione zero.

Questa proposta nasce all’interno del percorso che ha portato all’approvazione della prima Legge Regionale dell’Economia Solidale, approvata dall’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna negli scorsi mesi.

Il Distretto di Economia Solidale di Reggio Emilia offre tutta questa “cassetta degli attrezzi” alla città e intende aprire un’interlocuzione con tutti i portatori d’interesse, con i produttori e le associazioni di categoria, con l’amministrazione comunale e gli organi di controllo e prevenzione per arrivare a costruire insieme una proposta di carta del mercato del contadino, biologico e solidale.