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Abitanti e commercianti di Via Roma, persone intervistate per l’audioguida di quartiere e poi fotografi, musicisti, dj, personale di Ghirba, associazioni partner e aiutanti della prima o dell’ultima ora (come l’elettricista a cui solo oggi è stata restituita un’indispensabile prolunga): sono state quasi un centinaio le persone direttamente coinvolte nell’iniziativa “La mia foto è la tua foto – mostra partecipata in via Roma”.

La manifestazione, promossa da Ghirba con la collaborazione dell’Ass. La Gabella, è stata l’occasione giusta per la biosteria di mettere in atto un proposito già presente nel progetto iniziale: creare legami e relazioni con le persone che risiedono e frequentano via Roma e il quartiere.

L’iniziativa – frequentatissima per tutti i tre giorni della durata – è riuscita a mixare spazio pubblico e spazi privati, attività economica e gratuità, estetica e solidarietà, reggianità dell’”arsave” (il dialetto all’incontrario) e l’estraneità dei profughi appena giunti all’hotel City, coinvolgendo i visitatori in un esperienza che è andata ben oltre la semplice fruizione di una mostra fotografica.

Un evento forse più poetico che artistico in senso stretto e dai forti connotati sociali che Maddalena di Ghirba coglie bene nelle parole scritte quasi di getto sulla pagina Facebook della biosteria, poche ore dopo la chiusura di portoni e serrande:
“Salire all’hotel City di via Roma e vedere lo ‘zio’, un signore sulla sessantina che abita da 3 anni in hotel, che fa da cicerone alla mostra descrivendo le fotografie che ritraggono la sua stanza da letto e spiegandomi come funziona l’iniziativa in via Roma mi ha piacevolmente stupito e ha riempito di significato il mio approccio alla mostra con gli occhi di una visitatrice. Reincontrare poi lo ‘zio’ oggi insieme ad Antonio, l’altro abitante fisso dell’hotel, entusiasti per questi 3 giorni ha riempito ancora più di significato “La mia foto è la tua foto” cogliendone appieno il senso nell’albergo più interessante e denso di umanità che abbia mai conosciuto e che accoglie attualmente i profughi giunti recentemente a Reggio Emilia dalla Libia. Un luogo sicuramente da conoscere e approfondire in cui convivono persone con ogni storia e provenienza, un luogo di frontiera, simbolo degno di via Roma.
E poi gli abitanti di via Roma e i commercianti, che hanno aperto i loro cortili, le loro case, i loro negozi accogliendo le persone e facendo mangiare a loro un pezzo di torta, fieri di mostrare al mondo le bellezze e i misteri di questa via, troppo bistrattata da coloro che la dipingono come via poco sicura e troppo ‘meticcia’, senza coglierne il vero spirito di quartiere, luogo al confine di mondi diversi, di frontiera, di storie di ogni tipo, insomma di vita vera. Una via che respira l’anima delle tante persone che la abitano e delle tante attività commerciali da tutto il mondo che la vivono, questa è la Reggio Emilia che vorrei, in ogni angolo, in ogni dove.
Una via interculturale, in cui le culture si attraversano e si incontrano, intese non solo in senso geografico ma più ampio: cultura delle diverse generazioni che la vivono, culture di diversi stili che la abitano, culture emergenti di nuovi stili di vita sostenibili che qua sono più presenti che in tutti gli altri quartieri della città. Una via che spero possa contagiare anche tutta la città (…)“.

Le risponde Daria, abitante:
“Tre giorni pieni di entusiasmo (…). È stato molto triste stasera riportare indietro la sedia con il suo bollo rosa (il simbolo e la segnaletica dell’iniziativa – ndr). Ospitare i fotografi nel nostro cortile è stata una bellissima esperienza. Grazie mille! <3″

Alessandra, fotografa coinvolta nell’iniziativa, rilancia: “Non lasciamo che l’energia di questi tre giorni si dilegui: cogliamola per elaborare nuove proposte per il quartiere”. Detto, fatto: martedì 13 maggio Ghirba ha invitato i partner a una riunione per un primo confronto sul tema.

Infine: grazie a chi c’è stato e ha condiviso questa esperienza, per chi non è potuto passare rimane Via Roma Trip con le testimonianze di quindici persone che vivono via Roma ogni giorno.

Marco, abitante di via Roma